Esteri
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MELONI AMBIGUA COME SEMPRE, NON AMMETE CHE IL CONFLITTO È ILLEGALE E INSENSATO
Venendo in Parlamento dodici giorni dopo lo scoppio della guerra e imponendo una discussione che comprendesse anche il Consiglio europeo, Meloni si è rifiutata di dare dignità alla discussione su quello che sta accadendo.
La sua pseudo apertura si è scontrata con la realtà dei fatti e cioè che lei non è in grado di promuovere un’iniziativa diplomatica dell’Italia per chiedere il cessate il fuoco che insieme a un coordinamento maggiore con l’Unione Europea è la condizione chiesta dalle opposizioni.
Non può farlo perché si rifiuta di ammettere che questa guerra nasce da una violazione del diritto internazionale e che assistiamo ad una subalternità del governo italiano rispetto a Trump che rischia di precipitareci in un conflitto illegale e insensato.
Intervenendo in Aula, Elly Schlein ha risposto alla Presidente del Consiglio: “A Meloni dico di posare la clava, non è il caso di usarla: il suo appello all'unità è arrivato giusto con dodici giorni di ritardo. Questa guerra non doveva neanche iniziare e non se ne intravede la fine: serve un cessate il fuoco immediato. Siamo tutti d'accordo che il regime deve fermare le ritorsioni, ma anche le bombe di Trump e Netanyahu devono fermarsi. Il Governo deve insistere per tornare alla via negoziale e politica, per scongiurare un ulteriore allargamento di questa guerra che potrebbe avere conseguenze incalcolabili, per ottenere la liberazione di tutti i prigionieri politici del regime, per garantire la sicurezza dei nostri connazionali e dei nostri militari nella regione” (…)
"Voglio essere molto chiara: qui nessuno rimpiangerà il regime teocratico di Teheran, che abbiamo sempre condannato. Khamenei era un dittatore sanguinario, non ci mancherà, e siamo sempre stati al fianco del popolo iraniano nella lotta per la libertà contro la repressione brutale di un regime sanguinario. Noi nelle piazze del movimento Donna Vita Libertà ci siamo stati sin dal 2022, dall'uccisione brutale di Mahsa Amini. Non mi ricordo di avervi visto.
Siamo tutti convinti che il regime non possa sviluppare un'arma nucleare, ma pensiamo che il modo per ottenere questo obiettivo fosse continuare il negoziato in corso, non i bombardamenti. Perché se si smantella il diritto internazionale rimane solo la legge del più forte, e non siamo certo noi. Chi sarà quindi il prossimo? Qual è il criterio?"
“La storia ci ha già insegnato, come in Iraq, che la democrazia non si esporta con le bombe: così la si indebolisce. E non ci parli, presidente, del Venezuela, perché se il punto fosse stato la liberazione del popolo dal regime oppressivo di Maduro, magari non sarebbero ancora tutti lì. Perché il punto era il petrolio. Qual è quindi la strategia di Trump? Ce l'ha, una strategia? Noi pensiamo che la transizione democratica e pacifica debba essere nelle mani del popolo iraniano, che lotta per la libertà e per la democrazia".

